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Energia in Africa: quali relazioni tra Italia e Mozambico?

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Italia e Africa 

Il rilancio delle relazioni tra Italia e Africa, in particolare il Mozambico, si inserisce in un contesto di rinnovato interesse verso il continente africano. Il progetto strategico per l’Africa cui sta lavorando il Governo Meloni – il cosiddetto Piano Mattei – si dovrebbe basare su relazioni paritarie e vicendevolmente vantaggiose con i partner africani, in un contesto “non predatorio”. 

In questo quadro il Mozambico rappresenta un partner estremamente rilevante per Roma e dalle radici particolarmente solide sia dal punto di vista governativo sia a livello di cooperazione internazionale e società civile.   

L’energia rappresenta una dimensione fondamentale di questo approccio per conciliare gli obiettivi dell’Italia con lo sviluppo dei paesi africani. In seguito alle recenti scoperte di giacimenti di gas nel paese, che lo rendono il terzo paese in Africa per riserve, l’interesse dell’Italia si è principalmente concentrato sullo sviluppo di questo settore.  

Gas per lo sviluppo? 

La storia del gas mozambicano è finora una storia di insuccesso. Oggi il Mozambico rappresenta l’esempio della cosiddetta “maledizione delle risorse”, ovvero quel fenomeno per cui la scoperta di risorse naturali, anziché generare ricchezza e sviluppo, porta ad aumento dell’indebitamento, della corruzione e dell’instabilità – spesso persino prima dell’effettivo avvio della produzione. È questo il contesto in cui versa oggi il paese: la crescita economica e l’industrializzazione legate alla scoperta del gas non si sono verificate, il debito è triplicato dalla prima scoperta di gas e schizzato al 91% nel 2021,il tasso di povertà e di disuguaglianza sono aumentati e il paese è precipitato in un violento conflitto. La crisi umanitaria ha portato allo sfollamento di oltre il 3% della popolazione, causato oltre 4500 vittime e peggiorato la già grave situazione di insicurezza alimentare.

Se il conflitto a nord del paese non è stato generato direttamente dallo sviluppo del gas, l’avvio dei progetti ha però infiammato un contesto che si presentava già fragile in partenza, dove rivendicazioni socioeconomiche e politiche preesistenti sono state esacerbate dalle dinamiche legate all’accesso diseguale alle opportunità derivanti dallo sfruttamento del gas. 

I progetti si stanno rivelando una scommessa rischiosa per le finanze del Mozambico anche in considerazione all’estrema volatilità dei prezzi del gas sui mercati globali. Il perenne stato di indebitamento e l’incertezza riguardo alla fruibilità futura delle rendite impedisce lo sviluppo di altri settori economici, che asseconderebbero una necessaria diversificazione dell’economia. Il paese si trova, così, in un circolo vizioso dal quale è sempre più difficile uscire – in particolare man mano che gli interessi delle élite si legano sempre di più all’economia del gas. 

Inoltre, la struttura dei contratti ben rappresenta le istanze dell’industria del gas, prima beneficiaria degli introiti, mentre la maggior parte delle entrate statali non arriverebbero prima di 15 anni dall’inizio dei lavori di costruzione dei progetti e di 10 anni dall’inizio dell’erogazione del primo flusso di gas. Una relazione che risulta sbilanciata e che scarica i rischi sul sistema paese. Le proiezioni sulle entrate governative future, infatti, sono state delineate con riferimento a uno scenario in cui il prezzo di vendita del gas aumenterebbe progressivamente nel tempo. Questa aspettativa rende dunque il Mozambico particolarmente esposto al rischio di caduta dei prezzi, che è esattamente la tendenza stimata dallo scenario di net-zero della IEA: a seguito della decarbonizzazione globale, la domanda di gas, il commercio di GNL e dunque i prezzi del gas sono attesi in rapido declino già alla fine di questa decade. Le entrate attese del Mozambico dai progetti gas sono invece tarate su livelli di prezzi del gas molto più elevati sino al 2050. 

Mentre le attenzioni nazionali e internazionali sono concentrate sullo sviluppo del gas in Mozambico, il paese risulta uno dei più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici. Fenomeni meteorologici estremi hanno già colpito il paese, vittima di cicloni devastanti che negli ultimi anni hanno causato vittime, sfollati e contribuito alla diffusione di epidemie come il colera. Secondo le stime della Banca mondiale, Il Mozambico dovrebbe spendere 35,8 miliardi di dollari per misure di riduzione delle emissioni entro il 2030, pari a 30% del suo PIL. Sebbene sia una cifra molto ingente, il costo dell’inazione sarebbe molto più elevato. 

Il modello rinnovabili  

A fronte dunque di un modello di sviluppo economico anacronistico basato sul gas, rivelatosi fallimentare dal punto di vista socioeconomico, politico, securitario, ed ambientale, occorre chiedersi se uno sviluppo basato sulle energie rinnovabili, settore nel quale il Mozambico ha un enorme potenziale, non potrebbe offrire un modello di sviluppo più vicino e consono rispetto ai bisogni del paese e della popolazione, più decentrato e al riparo da quella “maledizione delle risorse” che ha gettato il Mozambico in una pericolosa spirale di crisi. 

Le rinnovabili, di cui il Mozambico ha un forte potenziale soprattutto per l’idroelettrico e il solare, genererebbero significativi benefici a livello sociale, politico e ambientale. Un sistema energetico decentralizzato favorisce l’integrazione di fonti pulite, attraverso infrastrutture elettriche on- e off-grid, porta ad un aumento del benessere locale, tramite un aumento dell’accesso all’elettricità nelle aree rurali e la creazione di nuovi posti di lavoro, beneficiando così direttamente le comunità locali e il loro sviluppo. Finora, tuttavia, le energie rinnovabili hanno ricevuto solo una frazione dell’attenzione e dei finanziamenti dei progetti sul gas. Il sostegno internazionale complessivo per i progetti di energia rinnovabile in Mozambico è di 230 milioni di dollari (2021), un sesto del volume di finanziamenti pubblici erogati al solo progetto Mozambico LNG. 

Un nuovo approccio per una partnership sostenibile con il Mozambico 

Il caso del Mozambico dimostra come dare forma alla relazione bilaterale prendendo come fulcro lo sfruttamento dei combustibili fossili sia un approccio anacronistico che non offre le garanzie di equità e sostenibilità della relazione. È infatti controproducente tanto per lo stesso Mozambico quanto per la promozione della stabilità e sicurezza del continente africano. 

Per l’Italia e l’Europa insistere nell’investire nel settore del gas espone ad un significativo ventaglio di rischi sociali, economici, finanziari e di sicurezza. Inoltre, il gas mozambicano non avrebbe alcun impatto rilevante sulla sicurezza energetica dell’Italia e dell’Europa, né di breve né di lungo periodo, in quanto esse dispongono già delle infrastrutture necessarie e delle tecnologie alternative, in primis rinnovabili ed efficienza energetica, per sostituire i flussi di gas russo. Oltretutto, ad approfittare degli impianti GNL costruiti da aziende occidentali spesso con garanzie pubbliche in un paese come il Mozambico saranno già sul medio termine i mercati di gas in crescita, come Cina e India. 

C’è spazio, dunque, affinché l’Italia riveda i presupposti e la pratica del proprio approccio verso Maputo (e non solo), imboccando le seguenti direzioni:  

  • Impegnarsi a non supportare nuove esplorazioni e nuova produzione di gas, che continuerebbe ben oltre la seconda metà del secolo, sia a livello politico che attraverso la finanza pubblica.  
  • Rivedere gli incentivi di finanza pubblica e utilizzare meccanismi bilaterali, come il Fondo italiano per il clima, e multilaterali di cooperazione per sbloccare l’alto potenziale in ambito di energie rinnovabili e infrastrutture elettriche 
  • Attivare forme di diplomazia economica e industriale per l’identificazione di progetti a zero emissioni, che siano aperte alla partecipazione di nuovi e diversi attori privati e possano mobilitare la finanza privata.  
  • Incoraggiare lo sviluppo di settori economici alternativi ai combustibili fossili che possano favorire una crescita economica sostenibile e inclusiva per il paese e la sua popolazione:  
  • Il Mozambico è dotato di vasti giacimenti di minerali critici come il litio, la grafite e il rame 
  • La climate-smart agriculture unisce lo sviluppo del settore agricolo, il miglioramento della sicurezza alimentare e l’aumento della resilienza rispetto al cambiamento climatico, che sta causando ingenti perdite alla produzione agricola.  
  • Grazie ai 2700 km di coste di cui gode il paese, un settore molto promettente e dal potenziale ancora per lo più inespresso è quello della pesca. 
  • In considerazione delle credenziali naturalistiche del paese, il Mozambico ha un enorme potenziale in ambito turistico. 
  • Il Governo italiano dovrebbe aumentare gli sforzi per supportare programmi di conservazione della ricchissima biodiversità, dei suoli e delle foreste del Mozambico, che creano valore di lungo termine, resilienza e nuovi posti di lavoro. 
  • Conferire maggiore priorità al supporto di efficaci politiche e progetti di adattamento che permettano la prevenzione e riduzione dei danni e dei costi futuri del cambiamento climatico in Mozambico, data l’alta esposizione del paese ai suoi impatti. 
  • Capitalizzare la crescente rilevanza italiana nel continente africano e la solidità della relazione Roma-Maputo per insistere affinché l’Europa includa nel suo “approccio integrato” alla crisi in Mozambico anche le conseguenze multidimensionali e le disfunzioni sinora legate allo sfruttamento dei giacimenti di gas, considerando dunque l’approfondimento dello sviluppo economico in settori alternativi come parte integrante della strategia di superamento della crisi nel paese.

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Per saperne di più in vista del vertice Italia-Africa

    • Summit Italia-Africa: opportunità e rischi del Piano Mattei: Il Piano Mattei, proposto dal governo italiano per rafforzare l’azione e l’impegno nel continente africano, sarà al centro del Summit Italia-Africa del 28 e 29 gennaio. Il Piano può favorire lo sviluppo sostenibile e di lungo termine del continente, a patto che si considerino alcune importanti questioni. Questo studio propone soluzioni con le quali il Piano può aiutare ad orientarsi e agire concretamente per una rinnovata strategia verso l’Africa.
    • Energia in Africa: quali relazioni tra Italia e Repubblica del Congo?: Questo studio si concentra sulle relazioni tra Italia e Repubblica del Congo, un Paese il cui sistema economico incentrato sui combustibili fossili si sta rivelando sempre più problematico. La partnership tra i due Paesi dovrebbe invece poter favorire l’accesso a nuovi finanziamenti per il clima e la diversificazione del sistema economico nazionale.

Foto di James Wiseman 

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