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Direttiva Case Green: a che punto siamo?

Intervista con Monica Frassoni, Paolo Curati e Dario Di Santo

Vediamo insieme a che punto siamo con la direttiva conosciuta nelle cronache giornalistiche come “Case green”, che porta il nome di Energy Performance of Building Directive, per gli amanti degli acronimi EPBD.

Riavvolgiamo il nastro: nell’ottica del percorso di decarbonizzazione delle nostre società, l’Unione europea ha proposto un pacchetto di norme finalizzato a promuovere la ristrutturazione degli edifici esistenti e la costruzione di nuovi ad alta efficienza energetica. Questo per accelerare il processo di transizione del settore edilizio europeo. 

L’ultimo incontro per completare il processo legislativo dell’EPBD, e chiudere uno degli ultimi tasselli dell’European Green Deal, è fissato per il 7 dicembre. Entro tale data la Presidenza belga è chiamata a chiudere un testo che metta d’accordo le controverse posizioni degli Stati Membri e definisca una strategia comune per la ristrutturazione degli immobili europei, responsabili oggi del 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra.

 

Direttiva Case Green: l’intervista a Monica Frassoni, Paolo Curati e Dario di Santo


Abbiamo chiesto il parere di Monica Frassoni, Presidente dell’European Alliance to Save Energy (EU-ASE). Secondo Frassoni, introdurre “obiettivi di riduzione del consumo di energia primaria del patrimonio immobiliare nazionale, a partire dagli edifici meno efficienti, porterà benefici diretti per i cittadini, riducendo le bollette e la povertà energetica, migliorando nel contempo il confort abitativo”.
 

Riguardo agli obiettivi dell’EPBD e i tempi richiesti per raggiungerli, i negoziati sono stati impegnativi fin dall’inizio, ma secondo Monica Frassoni “bisogna mantenere un alto livello di ambizione e definire una strategia di lungo termine che dia certezza all’industria europea per continuare a investire in tecnologie, ricerca e innovazione e competenze”. L’Unione europea ospita alcune delle migliori industrie dell’efficienza energetica al mondo. “Abbiamo un ecosistema industriale di soluzioni prodotte in Europa – continua Frassoni – e l’EPBD può contribuire a sostenere e rafforzare per mantenere alta la competitività”. La percentuale di risparmio da raggiungere al 2030 verrà discussa durante il prossimo trilogo, ma “i co-legislatori hanno lasciato massima flessibilità agli Stati Membri per identificare gli edifici su cui intervenire, e rendere gli obiettivi raggiungibili”.  

Secondo Frassoni, la posizione del Governo italiano è stata fortemente influenzata da una narrativa negativa sulle politiche legate al Green Deal e più in generale alle norme europee, e non ha saputo cogliere la spinta innovativa dell’EPBD come volano per la crescita economica del settore e l’importanza di intervenire sul parco immobiliare per aumentare la sicurezza energetica del Paese. Il processo di perdita di valore degli edifici ‘colabrodo’ è in atto già da molti anni e non è legato alla Direttiva. Nonostante la forte campagna mediatica contro la Direttiva, il Governo ha comunque approvato la posizione del Consiglio a ottobre 2022, e oggi, alla vigilia del prossimo trilogo, sembra avere una posizione più positiva. Frassoni sottolinea il rischio di perdere un’importante occasione, poiché “maggiore flessibilità e minor ambizione sulle tempistiche non sono funzionali né alla necessità di intervenire rispetto alla grave crisi energetica e climatica né alla grande opportunità economica rappresentata da un grande piano strategico di riqualificazione energetica del parco immobiliare del nostro Paese”.

Anche secondo Paolo Curati, Direttore generale di Knauf Insulation, “si sta configurando un sistema molto flessibile che speriamo sia comunque in grado di raggiungere i risultati in termini di riduzione sostanziale del fabbisogno di energia primaria e di riduzione delle emissioni”. L’approccio attuale dell’EPBD lascia infatti ampio spazio agli Stati Membri nel definire la traiettoria nazionale di ristrutturazione, i requisiti di prestazione energetica minima, le categorie di edifici da ristrutturare e la profondità di ristrutturazione da realizzare.  

Secondo Dario Di Santo, Direttore della Federazione FIRE, senza un testo definitivo è difficile avere una stima precisa del numero di immobili da riqualificare entro il 2030-2033, ma senza dubbio la sfida è notevole e richiede “da un lato lo sviluppo di una filiera in grado di raggiungere un tasso di riqualificazione superiore a quello realizzato con il Superbonus – prima che questo venisse frenato dalle modifiche legislative -, dall’altro l’attivazione delle risorse economiche necessarie a tale accelerazione e la loro sostenibilità sul lungo periodo”.  
È fondamentale accelerare il percorso e “aiutare la filiera dell’edilizia a introdurre materiali, strumenti e approcci tali da ridurre i tempi e i costi delle riqualificazioni, per gestire l’incremento annuale richiesto e raggiungere traiettorie sufficientemente crescenti”.  

“Impostare correttamente una politica economica e industriale finalizzata alla rigenerazione del patrimonio edilizio può rappresentare l’occasione per ristrutturare un settore fondamentale per l’economia nazionale che, fino a pochissimi anni fa, mostrava segni di crisi profonda,” dice Curati. E continua, può essere l’occasione per modernizzare il modo di lavorare delle imprese, riconvertire le filiere industriali in ottica di economia circolare, per spingere la crescita dell’occupazione, con posti di lavoro non delocalizzabili e soprattutto di qualità a tutti i livelli”. In contemporanea serve “un piano di emergenza dedicato alla formazione dei tecnici delle amministrazioni locali e un sistema scolastico e professionale orientato alla massiccia formazione tecnica dei nostri giovani, verso i temi dell’eco-sostenibilità, della rigenerazione urbana e del riciclo”. Investire nella formazione e nel capitale umano è necessario anche all’interno della Pubblica Amministrazione, “a cominciare dagli energy manager, su cui la P.A. spicca per inadempienza e alla quale è chiesto un obiettivo più sfidante del 2,6% del tasso di riqualificazione annuo registrato tra 2014 e 2021”, afferma Di Santo.  

Quello che serve oggi è un contesto normativo stabile: una prospettiva pluridecennale, con obiettivi flessibili ma chiari ed efficaci, per favorire una crescita della filiera in modo più sostenibile e raggiungere un livello di maturazione adeguato agli obiettivi.  

Secondo Di Santo le detrazioni fiscali oggi in vigore “hanno due problemi: non promuovono le soluzioni migliori per la riduzione delle emissioni di gas serra e riducono sì la barriera economica ma lasciano quella finanziaria, chiedendo di anticipare i capitali richiesti al 100%”. Per Di Santo bisognerebbe ampliare l’ambito di applicazione del conto termico, oggi indirizzato principalmente al settore pubblico, anche agli edifici privati, per supportare gli incapienti e chi versa in difficoltà economiche e revisionare il sistema di detrazioni fiscali al fine di promuovere una decarbonizzazione economicamente sostenibile.

Di Santo e Curati concordano sulla necessità di promuovere, rimodulando le percentuali d’incentivo, le soluzioni più efficaci in termini di riduzione del fabbisogno energetico, di decarbonizzazione e ottimizzazione delle risorse pubbliche, e aumentare la propensione verso interventi radicali sugli edifici, ivi compresi quelli che includono il miglioramento sismico e la sicurezza antincendio. 

Investire negli immobili è oneroso, ma ci consente di avere case e uffici più confortevoli, sicuri, resistenti, salubri e produttivi, con benefici consistenti sulla qualità della vita, e sulla sicurezza energetica ed economica del Paese.  

 Foto di Leopictures

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