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Case Green: volano di crescita per l’economia nazionale

Il lungo percorso di approvazione della Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, l’Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), resa famosa alle cronache dal più familiare ‘Direttiva Case Green’, sta per giungere alla conclusione.  

Martedì 12 marzo 2024 il Parlamento europeo, con 370 voti a favore, ha approvato il testo della Direttiva concordato con Consiglio e Commissione. L’ultimo passo per l’approvazione definitiva sarà il voto da parte del Consiglio, previsto nei prossimi mesi.  

La Direttiva, tassello fondamentale del Green Deal europeo, mira a promuovere gli interventi di efficienza energetica nel settore edilizio, rappresentando un guida fondamentale per la definizione del percorso di decarbonizzazione del settore. In Italia, il settore edilizio ha un peso significativo sui consumi nazionali e, più di altri, presenta  difficoltà nella riduzione delle emissioni, rappresentando ancora oggi quasi il 20% delle emissioni nazionali di gas serra legate all’energia. Dal picco del 2005 le emissioni di questo settore sono scese solo del 12% e, nonostante schemi di incentivazione per l’efficienza energetica in vigore dal 2007, non mostrano un trend di riduzione significativo. 

L’Italia può, però, trarre ampi benefici da una chiara strategia di riqualificazione del proprio patrimonio immobiliare che si fondi sulla riduzione delle emissioni e dei consumi. Ed è proprio in quest’ottica che l’EPBD può supportare il Paese – e allo stesso modo tutti gli Stati UE – nella definizione degli obiettivi intermedi e delle azioni strategiche da intraprendere.  

Case green: vantaggi non solo per il clima 

Riqualificare il parco immobiliare nazionale offre una grande opportunità di rilancio della filiera edilizia, che si conferma motore principale della crescita economica interna grazie all’impatto sull’indotto e in generale sull’intera economia, generando al contempo posti di lavoro non delocalizzabili.  

Secondo il Servizio Studi della Camera dei Deputati, grazie agli incentivi, la filiera delle costruzioni sta evolvendo, anche allargando il mercato verso nuovi fornitori di servizi integrati all’edilizia come progettazione, intermediazione, consulenza, finanziamenti e amministrazione pubblica. La filiera offre inoltre un contributo significativo alla crescita del PIL nazionale. Secondo l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE), un miliardo di euro di investimenti in costruzioni produce un valore aggiunto di un miliardo e 100 milioni. L’impatto è significativo anche sull’occupazione nazionale, e in questo senso gli obiettivi di formazione presenti nell’EPBD costituiscono uno stimolo importante per la creazione di figure professionali necessarie all’industria edilizia e dell’efficienza energetica. Un miliardo di euro investiti in edilizia genera un effetto diretto e indiretto positivo anche sull’occupazione, stimato dall’ANCE in 15.132 nuovi occupati. 

Sempre secondo lo studio della Camera dei Deputati, effettuato in collaborazione con l’istituto di ricerca CRESME, solo nel 2021, quando il Superbonus 110% non era ancora entrato in piena operatività, gli investimenti attivati hanno generato oltre 760 mila occupati, il doppio della media del periodo 2011-2019.  

Purtroppo, ad oggi, il quadro degli incentivi non ha portato i benefici in termini di abbattimento delle emissioni che si sarebbe potuti attendere. È evidente, quindi, la necessità di ristrutturare gli schemi di incentivazione e legarli in maniera più incisiva rispetto alla riduzione delle emissioni per far sì che la spesa pubblica sia più efficace, ma anche più efficiente.  

Incentivi e investimenti 

Il mercato dell’efficienza energetica è in progressivo aumento, con il 2022 che conferma il trend di crescita degli investimenti, in particolare nell’ambito civile (10,6 miliardi di euro nel 2022, ossia +19% rispetto al 2021 secondo l’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano).  

Nei prossimi anni, con la riduzione degli incentivi, è probabile una contrazione di questi numeri, a meno che non vi sia una prospettiva di lungo termine sulla potenzialità di crescita del settore edilizio come quella che può derivare dall’implementazione dell’EPBD.  

Più efficienza, meno gas 

Migliorare l’efficienza energetica delle nostre case e farlo in maniera più decisa riduce la domanda di combustibili fossili (gas naturale soprattutto) del settore civile. Questo, da un lato, permette alle famiglie di abbassare i costi delle bollette e, dall’altro, favorisce la riduzione della dipendenza da importazioni estere per il settore energetico. Come mostriamo in un recente studio sullo “stato del gas”, una minor domanda nazionale di gas riduce i rischi legati a futuri sbalzi di prezzo e aumenta la sicurezza degli approvvigionamenti nell’eventualità di nuova instabilità geopolitica.  

Cosa accade ora 

Il testo adottato lascia molta flessibilità e autonomia decisionale agli Stati membri nel definire le strategie di riduzione dei consumi e delle emissioni del settore. Questa dovrà essere preparata sulla base di obiettivi intermedi da raggiungere a livello nazionale rispetto al consumo medio dell’intero patrimonio edilizio, che dovrà complessivamente scendere del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.  

È importante notare che la Direttiva non impone alcun obbligo per i singoli immobili e quindi per i proprietari degli stessi. L’obbligatorietà è invece stabilita a livello nazionale. All’interno del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), da aggiornare entro il 30 giugno 2024, spetterà quindi al Governo definire la strategia, gli investimenti e le politiche da attuare per raggiungere gli obiettivi, tenendo in considerazione la complessità sia del patrimonio che delle classi di reddito dei suoi residenti e utilizzando la spesa pubblica e gli obiettivi climatici anche in chiave di sviluppo e innovazione. 

Foto di Scott Webb

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