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Lo stato del gas: quali infrastrutture servono all’Italia?

La crisi energetica ha spezzato lo storico asse Est-Ovest, avviando una nuova era. L’Europa mira a raggiungere la completa autonomia dalla Russia entro il 2027. L’Italia ha risposto da una parte cercando nuovi fornitori di gas nell’area del Mediterraneo esteso e nel continente africano, e dall’altra spingendo su rinnovabili e efficienza energetica per ridurre la domanda.

A due anni dall’inizio della crisi e con un consumo di gas sceso in Europa ai livelli più bassi degli ultimi 10 anni, è opportuno chiedersi se nuovi investimenti in infrastruttura gas siano necessari per la sicurezza degli approvvigionamenti. Inoltre, ha senso per l’Italia diventare hub del gas del Mediterraneo in un contesto in cui la transizione sta ridefinendo i mercati energetici e la geopolitica dell’energia?

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Considerando i rischi economici e finanziari, oltre che climatici, di nuovi investimenti in gas, questo studio stima con quali volumi l’Italia possa essere chiamata a esportare in Europa qualora si interrompessero integralmente le forniture dalla Russia.

Per gestire l’instabilità geopolitica internazionale e l’evoluzione dei mercati energetici, serve assicurare un sistema efficiente e competitivo. Per questo lo sviluppo di nuova infrastruttura gas dovrebbe inquadrare l’evoluzione della domanda, lo sviluppo delle rinnovabili, dei processi di elettrificazione, dell’efficienza energetica, degli strumenti di gestione del sistema di stoccaggio e dei picchi.

Lo studio simula all’interno del mercato europeo l’equilibrio tra domanda e offerta di gas con granularità giornaliera al 2030, 2040 e 2050, ipotizzando tre scenari di domanda gas (Late Transition, Fit for 55, G7), in Italia e in Europa. Le ipotesi infrastrutturali in discussione sono valutate rispetto alla sicurezza, al rischio di stranded cost e agli obiettivi climatici.

Risultati chiave:

  • L’attuale infrastruttura permette di soddisfare i requisiti di sicurezza per gli scenari allineati agli obiettivi climatici (scenari G7 e Fit For 55), e solo lo scenario di Late Transition (che al 2030 vede una domanda gas superiore all’attuale) necessita lo spostamento del rigassificatore di Piombino, il rafforzamento della dorsale Adriatica e un incremento del 50% del TAP
  • I terminali on-shore a Goia Tauro e Porto Empedocle, valutati “strategici e urgenti” dal DL Sicurezza Energetica (DL 181/2023), non vengono di fatto utilizzati in alcun scenario né a copertura della domanda né per liberare volumi da esportare all’estero
  • il volume delle esportazioni italiane verso l’Europa, nell’ipotesi di piena chiusura dei flussi russi, è stimato in tutti gli scenari tra i 6 e i 9 miliardi di mc/a. Tale perimetro descrive un hub del gas italiano a volumi comunque inferiori alla domanda nazionale gas pre-covid.

Eccessivi nuovi investimenti in infrastruttura gas esporrebbero il sistema a molteplici rischi, quali le ripercussioni sul costo della materia prima per famiglie e imprese, e distrarrebbero risorse pubbliche e private dallo scenario di decarbonizzazione che, come rivela lo studio, è quello in grado di garantire una maggiore sicurezza anche a fronte di instabilità geopolitiche. All’interno della prospettiva europea un rallentamento rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione e la mancanza di cooperazione transnazionale espone il rischio di stranded cost. A pochi mesi dalle elezioni UE tali analisi sono necessarie nei rapporti internazionali e nella valutazione di decisioni di investimento strategiche.

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Foto di Doris Morgan

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