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Transizione gas-to-clean per il Mediterraneo

Verso nuove partnership con Algeria ed Egitto

In questo nuovo studio analizziamo la strategia europea per l’emancipazione dal gas russo. Le soluzioni coinvolgono il Mediterraneo ma con Algeria ed Egitto servono partnership strategiche non la creazione di altre fragili dipendenze che rischiano inoltre di minare il raggiungimento degli obiettivi climatici.

Un interesse evidente anche per l’Italia, dimostrato dalle visite del Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio e del Presidente del Consiglio Mario Draghi ad Algeri in questi giorni.

Lo studio completo è disponibile qui.

Gli acquisti europei di gas portano nelle casse del Cremlino una media di circa 400 milioni di euro al giorno, inclusi circa 92 milioni di euro al giorno versati dall’Italia. L’invasione russa dell’Ucraina ha reso imperativo per l’Unione europea emanciparsi dalla dipendenza energetica da Mosca.

Il Piano d’azione REPowerEU elaborato dalla Commissione europea per affrontare la crisi energetica e mettere fine alla dipendenza da Mosca delinea una strategia basata su due pilastri: la diversificazione delle forniture, in un’ottica di crescente emancipazione dalla Russia, e l’accelerazione su rinnovabili ed efficienza energetica, in un’ottica di diminuzione della dipendenza europea da fonti fossili. In base alle stime riportate nel piano REPowerEU, la domanda europea di gas diminuirà infatti del 40% nel 2030 rispetto al 2021.

Nella ricerca di fornitori alternativi alla Russia, Ue e Italia hanno individuato nel Mediterraneo – e in particolar modo in Algeria ed Egitto – una regione di primaria importanza. Allo stato attuale però, affinché questi paesi aumentino le loro esportazioni di gas verso l’Ue e aiutino quindi a colmare il gap russo, sarebbero necessari ingenti investimenti per aumentare in modo significativo la produzione. Questi investimenti legherebbero l’Ue e i suoi paesi membri alla regione e al gas naturale ben oltre i limiti temporali fissati per la decarbonizzazione, oppure condannerebbero i paesi produttori ad investimenti che non verrebbero ripagati dalla domanda decrescente di gas in Europa.

La cooperazione con Algeria ed Egitto deve invece prevedere la creazione di una partnership per la transizione dal gas all’energia pulita (gas-to-clean): ossia aumentare la quota di rinnovabili nel mix elettrico di questi due paesi in modo da liberare un maggiore quantitativo di gas per l’esportazione. Considerando che la generazione elettrica di questi paesi dipende quasi esclusivamente dal gas,  aumentando le quote di rinnovabili nel mix elettrico fino al 20% in un anno si “libererebbero” per l’esportazione 11,5 bcm di gas (7,9 bcm in Egitto e 3,7 bcm in Algeria). A questi, si potrebbero aggiungere 13,5 bcm di gas recuperati attraverso la cattura del “gas flaring” (il gas di scarto bruciato) e del “gas venting” (quello rilasciato in atmosfera) in Algeria – il quinto paese al mondo per flaring –  contribuendo a ridurre le emissioni improduttive di CO2. Sommando questi ultimi 13,5 bcm di gas naturale catturabili dai gas dispersi ai 11,5 bcm di gas “liberato” per l’esportazione grazie alla generazione di elettricità da risorse rinnovabili, e tenuto conto delle capacità di export residue dei due paesi, si otterrebbero dunque 24,5 bcm di gas extra a disposizione per l’esportazione.

Avviare la transizione pulita nel settore energetico nei paesi nordafricani può comportare sfide complesse che riguardano riforme politiche, disponibilità di risorse finanziarie significative e competenze tecnologiche.

La realizzazione di una partnership tra Europa e Mediterraneo per la transizione gas-to-clean comporterebbe vantaggi per entrambe le parti:

  • L’Europa otterrebbe maggiori forniture di gas.
  • Gli investimenti nella transizione energetica nel Mediterraneo si configurerebbero come investimenti di valore nel lungo periodo perché contribuirebbero a ridisegnare i sistemi socio-economici della regione in maniera più inclusiva, ponendo al contempo al riparo i sistemi di governo dalle conseguenze destabilizzanti della diminuzione della rendita da oil&gas derivante dalla decarbonizzazione europea.
  • Secondo stime RCREEE su dati IRENA, il raggiungimento dei target nazionali di rinnovabili in Algeria ed Egitto permetterebbe di creare rispettivamente 60.060 e 147.378 nuovi posti di lavoro.
  • Attraverso lo sviluppo delle rinnovabili si mettono inoltre in atto politiche di mitigazione che l’ultimo rapporto IPCC ha identificato come necessarie per evitare che il riscaldamento globale superi i target di Parigi. Questo limiterebbe anche i rischi di instabilità economica, sociale e politica, con conseguenze anche per l’Europa.

Algeria ed Egitto possono essere i primi due paesi del Mediterraneo con cui intraprendere questo tipo di partenariato. In particolare, forte del suo profilo geografico, politico e diplomatico, l’Italia potrebbe svolgere un ruolo guida nel coordinare il sostegno europeo alla transizione energetica in Algeria, insieme alla Commissione europea.

Lo studio completo è disponibile qui.

 

Photo by Calvin Hanson on Unsplash

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