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La plastica in Italia

Technical report

Il settore della plastica rappresenta un esempio evidente dell’importanza di allineare i processi industriali alle sfide climatiche. Tale obiettivo richiederà soluzioni normative per la riduzione dell’utilizzo della plastica e l’incremento del riuso e del riciclo, norme precise sull’usa e getta e una normativa sul deposito cauzionale in linea con gli obiettivi europei. È in quest’ottica che va vista la transizione verso l’utilizzo di nuove tecnologie, come le bioplastiche di origine vegetale, per le quali devono essere progressivamente aperti i mercati delle plastiche di origine fossile, prevalentemente di importazione, dannose per l’ambiente e il clima.

In questo rapporto, redatto da ECCO in collaborazione con Greenpeace, SPRING – il cluster italiano della Bioeconomia Circolare e le Università di Padova e Palermo, analizziamo le criticità le soluzioni e gli scenari futuri per favorire una decarbonizzazione della filiera della plastica che permetta al settore di rimanere competitivo e, allo stesso tempo restare allineato con gli obiettivi di neutralità climatica al 2050.

Scarica il rapporto qui.

La plastica è caratterizzata da un’ampia varietà di proprietà che l’hanno resa indispensabile in molteplici applicazioni. L’Italia è il secondo Paese consumatore di plastica in Europa: nel 2020 sono state consumate 5,9 milioni di tonnellate di polimeri fossili, corrispondenti a quasi 100 kg a persona.

In Europa, il 99% della plastica vergine viene prodotta utilizzando come materie prime petrolio e gas naturale e i combustibili fossili vengono impiegati anche per la generazione del calore necessario durante il processo produttivo. Ciò comporta l’immissione in atmosfera di circa 1,2 kg di CO2 per ogni kg di plastica, considerando la sola fase di produzione. Se si esaminano anche le emissioni di CO2 relative all’estrazione e alla raffinazione dei combustibili fossili, per la produzione di 1 kg di plastica si ha un totale di circa 1,7 kg di emissioni dirette di CO2.

Il 42% della plastica consumata nel nostro Paese viene utilizzata nel settore degli imballaggi e dell’usa e getta, il 12% nell’edilizia e il 7% nel settore automotive. In Italia poco più del 30% dei rifiuti plastici viene destinato al riciclaggio e le bioplastiche rappresentano quasi il 6% del mercato (in termini di produzione). Affinché il settore della plastica continui a rivestire un ruolo chiave nel tessuto produttivo italiano, contribuendo al tempo stesso agli obiettivi ambientali e climatici, è fondamentale che ci sia una politica industriale che fornisca policy efficaci. Al momento, la visione politica per questo comparto industriale è insufficiente e questo vuoto va colmato al più presto per dare un indirizzo chiaro agli attori del settore. Il grande ricorso agli imballaggi e la mancanza di proposte legislative nella filiera dell’usa e getta sono due esempi di come si rischi di non orientare l’industria italiana verso attività economiche compatibili con gli obiettivi climatici di lungo periodo.

Le soluzioni dovranno essere costruite su tre ‘obiettivi pilastro’:

  1. Riduzione dei consumi di plastica;
  2. Incremento del tasso di riciclo e di riutilizzo;
  3. Impiego di bioplastiche.

Il rapporto elabora inoltre due scenari al 2050 (politiche correnti e best case) relativi al consumo di plastica in Italia e alle emissioni di CO2 associate a tali consumi. Nel primo Scenario si ipotizza che il consumo di plastica aumenti del 5% ogni sei anni. Nello Scenario 2050 best case si assume invece che, grazie all’eliminazione dell’overpackaging e alla riduzione dei consumi di imballaggi monouso in plastica e dei consumi di plastica anche negli altri settori, si riesca a invertire il trend di crescita dei consumi, arrivando a 3,8 Mt nel 2050.

Per quanto riguarda le emissioni associate a tali consumi di plastica. Nello Scenario a politiche correnti si ipotizza che ancora più della metà della plastica immessa sul mercato italiano sia fossile e che la restante plastica sia da materiale riciclato o biobased. Considerando il fine vita, si ipotizza che il 70% dei rifiuti plastici post-consumo vengano riciclati; il resto dei rifiuti viene destinato alla termovalorizzazione o al compostaggio industriale. In tale scenario si ottiene una riduzione delle emissioni del 9% rispetto al 2020.

Nello Scenario 2050 best case si ipotizza invece che sul mercato italiano non venga più immessa plastica di origine fossile, ma solamente prodotta da materiale riciclato e plastica biobased. Accogliendo le sollecitazioni europee verso l’annullamento del deposito in discarica e la riduzione delle emissioni di CO2 tramite incenerimento, si ipotizza che più del 90% dei rifiuti plastici vengano riciclati, grazie a importanti miglioramenti nella raccolta, nella selezione e nel riciclo della plastica. In questo scenario si raggiunge una riduzione delle emissioni del 98% rispetto al 2020.

Lo Scenario 2050 best case è uno scenario molto ambizioso. Per raggiungere questi risultati sarà necessario mettere in atto vari strumenti di policy che permettano innanzitutto di invertire la tendenza di crescita dei consumi e che, allo stesso tempo, consentano alle plastiche riciclate e biobased di occupare segmenti di mercato sempre più ampi.

Scarica il rapporto qui.

Photo by Killari Hotaru on Unsplash

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