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L’auto italiana al bivio europeo

articolo uscito sul Sole24ore

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Il governo italiano ha annunciato il voto contrario alla ratifica della riforma del Regolamento UE che fissa al 2035 l’uscita dall’era dell’auto con motore a combustione. Questo avviene dopo che nei giorni scorsi il Ministro dei trasporti tedesco ha dichiarato che la Germania non sosterrà la riforma a meno di garanzie di esenzione per i carburanti sintetici, come eccezione al regolamento.  

L’Italia

L’obiettivo italiano è quello di rivedere al ribasso il target di 100% di riduzione delle emissioni dei veicoli di nuova immatricolazione a partire dal 2035. Nella strategia del governo, questo lascerebbe aperta la porta alla produzione e consumo di massa di auto tradizionali alimentate da biocarburanti, che tuttavia non sono climaticamente neutri. Inoltre, si aggiungerebbe il problema della dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di materie prime: nel 2021, solo il 12% dei consumi di biodiesel è stato prodotto da materie prime nazionali, il rimanente è stato importato da Indonesia, Malesia e Cina, e la spesa erogata per incentivi al consumo di biocarburanti è stata di poco inferiore al miliardo di euro.  

La Germania

Diversamente, il Governo tedesco chiede alla Commissione di fare chiarezza rispetto a quanto già previsto dal Regolamento, come eccezione rispetto alle regole attuali e in conformità all’obiettivo della neutralità climatica dell’Unione, circa l’immatricolazione di veicoli che funzionano esclusivamente con combustibili sintetici neutri in termini di emissioni di CO2, anche dopo il 2035. In altri termini, si tratterebbe di lasciare attiva una nicchia di mercato per auto a combustione per specifici mercati di utilizzo. 

Entrambe le posizioni non prendono in alcuna considerazione gli obiettivi climatici nel loro complesso, l’efficienza energetica dei veicoli, le diseconomie di produzione dei carburanti e le esternalità negative per l’inquinamento dell’aria generato dalla combustione di carburanti. Al netto di questo, tuttavia, la posizione tedesca non sposta l’obiettivo di ridisegnare l’ecosistema automotive europeo verso la mobilità elettrica. Questa differenza è sostanziale per il Governo tedesco, come lo è per la sua industria automobilistica, tra le principali al mondo, fortemente esposta ai rischi di un allentamento della tensione competitiva europea nel settore dell’auto elettrica e per questo da tempo impegnata nella riconversione del tessuto industriale e occupazionale. Grazie a mirate politiche di incentivo, in Germania circolano oggi oltre un milione di veicoli elettrici puri, contro  le 170 mila in Italia. Nel solo 2022 la quota di mercato delle auto elettriche in Germania è stata del 18% contro il 3,4% dell’Italia: le immatricolazioni tedesche hanno riguardato 470 mila auto elettriche (+32% rispetto al 2021), contro le 49 mila unità in Italia (-27%). Inoltre, il governo tedesco prevede un piano straordinario di sostegno alle infrastrutture di ricarica per 6,3 miliardi di euro nei prossimi tre anni.

L’auto elettrica:

L’auto elettrica si è già imposta come innovazione trasformativa del settore automotive globale e richiede un radicale ripensamento organizzativo e tecnologico delle filiere produttive. Su questa linea i principali competitor dell’Europa, Stati Uniti e Cina, si sono già attivati in modo deciso, supportando l’industria e il mercato dei consumi con enormi investimenti e una visione tesa a creare un vantaggio competitivo delle filiere strategiche. Anche l’Europa, si sta muovendo in questa direzione: il Piano europeo per un green deal dell’industria (Green Deal Industrial Plan) presentato a febbraio dalla Commissione Europea, gli atti che seguiranno e le risorse economiche che saranno rese disponibili, mirano a sostenere lo sviluppo delle filiere innovative abilitanti la transizione nel quadro degli obiettivi climatici e di indipendenza energetica del Continente.  

Per rimanere competitiva sul mercato dell’auto l’Italia deve entrare con tutto il suo peso nella partita elettrica europea, dando un chiaro segnale ai mercati e ai consumatori e concentrando i suoi sforzi diplomatici e il suo peso politico per negoziare condizioni e spazi di manovra vantaggiosi all’interno del Piano europeo per un green deal dell’industria. È qui, infatti, che l’Italia può recuperare le risorse necessarie a supporto dell’innovazione per la riconversione tecnologica delle filiere automotive, e del tessuto occupazionale, anche per quel che riguarda le competenze necessarie, attuali e future 

Il dibattito in Italia si è fino ad oggi concentrato sul potenziale impatto occupazionale negativo per il comparto auto nella transizione all’elettrico, senza valutare che il vero rischio occupazionale si avrebbe se le filiere automotive nazionali non riuscissero a rimanere ancorate al mercato europeo dell’auto elettrica. In altri termini: quanto costerebbe, in termini occupazionali, non fare la transizione mentre gli altri mercati europei e mondiali vanno avanti e l’elettrico si impone come nuovo paradigma di prodotto per la mobilità su strada? 

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Photo by Tom Fisk

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