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Industria dell’auto e emissioni: flessibilità sulle sanzioni 2025 e interventi sul riciclo

Martedì 1 aprile, la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione del regolamento sugli standard di CO₂ per auto e furgoni, introducendo una maggiore flessibilità per i costruttori in merito alle conseguenze di un mancato raggiungimento degli obiettivi di emissioni 2025. Bruxelles parla di una concessione una tantum, evidenziando che gli obiettivi di riduzione delle emissioni per il periodo restano invariati. Per l’entrata in vigore della proposta serve il voto favorevole del Parlamento europeo in seduta plenaria, che verosimilmente avverrà con procedura accelerata per ridurre al minimo il periodo di incertezza sui mercati.

Cosa prevede la revisione del regolamento sugli standard emissivi?

La revisione introduce la possibilità di calcolare le eventuali penalità su un periodo di tre anni, dal 2025 al 2027, anziché su base annuale, ovvero prevedendo che chi accumula ritardo in un periodo possa recuperarlo in quello successivo. Ulteriore flessibilità è introdotta nel meccanismo di formazione delle alleanze tra costruttori (pool) per condividere il raggiungimento degli obiettivi, favorendo l’adesione dei costruttori ai pool fino all’ultimo giorno utile del periodo.

La decisione segue gli accordi raggiunti nei dialoghi strategici di inizio anno tra la Commissione e l’industria automobilistica. Questo, nonostante i dati di mercato del primo bimestre 2025 mostrino segnali positivi. Infatti, il mercato dell’auto UE è in ripresa. Le vendite di veicoli elettrici a batteria (BEV) sono aumentate del 28% rispetto allo stesso periodo del 2024, segno che i costruttori stavano comunque reagendo positivamente ai nuovi target, con strategie di marketing, produzione e vendita funzionali al perseguimento degli obiettivi. Per l’Italia, i dati aggiornati a marzo 2025 mostrano addirittura un’impennata di vendita delle BEV del +72% rispetto al primo trimestre del 2024.

Il cartello del riciclo

La comunicazione della proposta è avvenuta nello stesso giorno di un altro importante intervento della Commissione in merito all’imposizione di sanzioni – per un totale di 458 milioni di euro – a quindici case automobilistiche e all’ACEA, per aver istituito un cartello finalizzato a ridurre il proprio impegno economico nel sostegno alla filiera del riciclo dei veicoli a fine vita e agli obiettivi di recupero dei materiali. Ad ora, nessun costruttore ha annunciato ricorsi.

La contraddizione tra la richiesta dell’industria per una maggiore flessibilità sulle sanzioni e le pratiche anticoncorrenziali messe in atto dai costruttori, individuate nel cartello sul riciclo, evidenzia una divergenza profonda tra le strategie aziendali orientate a ritorni di breve termine e gli obiettivi climatici, ambientali e di competitività dell’Unione europea. Da un lato, le aziende chiedono margini di manovra per adattarsi a target di emissione noti da anni, dall’altro emergono pratiche e comportamenti che vanno nella direzione opposta rispetto agli impegni per la sostenibilità e la transizione climatica. Le politiche di gestione del fine vita dei veicoli e per il riciclo delle batterie in responsabilità estesa dei produttori offrono un sostegno fondamentale alla strategia di de-risking dell’UE rispetto ai materiali critici per la transizione energetica.

Questo squilibrio solleva interrogativi sulla reale volontà del settore di sostenere una transizione equa e responsabile, e la pubblicazione simultanea delle due comunicazioni appare come monito da parte di Bruxelles riguardo a eventuali future concessioni.

Il Regolamento sugli standard per la competitività e l’equità della transizione

Gli standard sulle emissioni hanno consentito all’industria automobilistica europea di anticipare gli investimenti in innovazione, sia a livello di prodotto che di processo, evitando ritardi rispetto alla concorrenza globale. Per incentivare i costruttori europei a investire, preservando la competitività rispetto ai produttori asiatici e americani e rafforzando la leadership industriale europea, è essenziale evitare modifiche al Regolamento che introducano incertezze o distorsioni di mercato legate a un approccio tecnologicamente neutrale.

Mantenere invariati gli obiettivi fissati dal Regolamento per il 2030 e il 2035 è inoltre fondamentale per consegnare un’offerta di veicoli elettrici di massa in linea con le esigenze di mobilità attuali e future e con gli obiettivi climatici e di transizione energetica.

L’attuazione concreta e coerente del Piano d’Azione per l’industria automotive della UE – che includa investimenti in ricerca e sviluppo su software e batterie, sostegni per la domanda e l’offerta, soluzione dei nodi occupazionali con gli opportuni strumenti e risorse, apertura a investimenti diretti esteri proteggendo gli interessi europei in un quadro di mutati equilibri geopolitici – è un passaggio indispensabile per garantire il successo di transizione industriale fondata sui bisogni reali della società.

 

Foto di Car Photographers

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