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Una tassonomia senza gas e nucleare significa maggiore competitività per le imprese italiane

Mercoledì 6 luglio i parlamentari europei saranno chiamati ad esprimersi sulla proposta di rigettare l’atto delegato della Commissione europea che include gas e nucleare  all’interno della tassonomia delle attività sostenibili. 

Una tassonomia senza gas e nucleare per favorire le PMI 

Ci sono diverse ragioni per cui una tassonomia senza gas e nucleare converrebbe all’Italia, in particolare per la piccola media impresa (che in Italia contribuisce al 41% del PIL).  

Questi ultimi mesi hanno mostrato i rischi legati alle fluttuazioni di prezzo dei combustibili fossili e, di conseguenza, l’importanza di incrementare la resilienza delle imprese con la conversione a processi meno energivori e meno dipendenti da fonti fossili. 

In Europa, la capacità degli stati nazionali di trasformare il proprio sistema energetico e produttivo diventa un elemento chiave nel determinare quali economie cresceranno e quali no. In quest’ottica, la creazione di filiere produttive legate alle tecnologie verdi porta sviluppo economico e aumento dell’occupazione resiliente agli shock. Ma per concretizzare tale trasformazione, le aziende devono avere accesso a capitali importanti. In questo senso, le piccole e medie imprese italiane possono restare competitive solo se messe nelle condizioni di accedere a capitali privati per finanziare la trasformazione dei propri processi produttivi. 

La tassonomia è uno strumento che può fornire questi capitali. Tra i settori che la tassonomia esplicitamente include infatti ci sono settori chiave del tessuto industriale italiano, tra cui edilizia, trasporti e logistica, oltre all’indotto dell’efficienza energetica (ad esempio pompe di calore, in cui l’Italia è un’eccellenza internazionale). A questo elenco si aggiungeranno poi il prossimo autunno ulteriori attività economiche legate alla biodiversità, all’acqua, alla prevenzione dell’inquinamento e soprattutto all’economia circolare. 

Tassonomia e rischio economico per l’Italia 

La tassonomia permette l’accesso a capitali con maggiore facilità e a costo più basso per l’innovazione ‘verde’.  L’inclusione di gas e nucleare creerebbe però un enorme richiesta di fondi su impianti che – nel caso del nucleare – necessitano di un finanziamento misurato in miliardi di euro. Tale domanda di capitali ridurrebbe la disponibilità, e alzerebbe potenzialmente i costi, per la piccola e medie impresa e per le tecnologie alternative di cui l’Italia ha urgentemente bisogno, come rinnovabili, efficienza energetica e mobilità elettrica. 

L’Italia non sarebbe  tra i beneficiari dei fondi privati destinati al gas o nucleare. Nel nostro Paese non esiste infatti un programma nucleare e, contrariamente al resto d’Europa, il nostro sistema elettrico richiede investimenti modesti nel settore gas, poiché già sostenuti dal capacity market.  

La Francia, invece, che possiede 58 reattori nucleari vicini al fine vita e un ambizioso programma di costruzione di nuovi reattori1, sarebbe il principale beneficiario di una tassonomia con gas e nucleare. Anche i Paesi dell’Europa centro-orientale e la Germania in particolare, che devono ancora eliminare il carbone dal proprio mix energetico, potrebbero beneficiare di milioni di euro di capitali verdi per la transizione verso il gas, distraendo da un passaggio diretto dal carbone alle energie pulite, che l’Italia ha invece già completato e abbondantemente finanziato.  

Una tassonomia verde eliminerebbe investimenti verso gas e nucleare? 

Escludere nucleare e gas dalla tassonomia non significa impedire finanziamenti al nucleare e gas in Europa. Tali finanziamenti restano possibili sia per capitali pubblici che privati. Se l’obiettivo è la creazione di finanziamento dedicato per queste tecnologie a livello Europeo, questo dovrebbe però essere fatto tramite un dibattito aperto e condiviso, che parta da un principio di equa ridistribuzione delle risorse e consideri il ruolo di breve termine assegnato al gas da REPowerEU nella diversificazione delle fonti russe. L’inclusione di gas e nucleare nella tassonomia non fa nessuna di queste due cose e rimane perciò uno strumento inadatto a questo scopo. 

Il prossimo 6 luglio la scelta di voto dei parlamentari italiani a Bruxelles, di qualunque colore politico essi siano, dovrebbe essere basata non sulle ideologie o sulla preferenza di una specifica tecnologia energetica rispetto alle altre, ma sulla considerazione che una tassonomia con gas è nucleare non conviene all’Italia e sottrarrebbe alle piccole e medie imprese italiane le risorse di cui hanno bisogno. Queste risorse sono necessarie per consentire al tessuto industriale italiano di trasformarsi per poter affrontare le sfide della decarbonizzazione e degli alti costi dell’energia. 

Photo CC-BY-4.0: © European Union 2022– Source: EP

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