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La finanza deve essere il filo conduttore della diplomazia climatica nel 2022

La diplomazia non dorme mai. Infatti, il personale diplomatico è già al lavoro per preparare i vertici dei leader mondiali del 2022. Mentre gli Sherpa tornano a riunirsi dopo la COP26, Indonesia e Germania, a guida rispettivamente del G20 e del G7, dovranno entrambe dimostrare il loro valore.

Per avere successo, entrambi i vertici dovranno avere un filo conduttore fatto di impegni finanziari precisi e riforme in grado di affrontare il cambiamento climatico. Un tema, quello legato alla governance climatica, che definirà questa generazione di leader mondiali e la finanza è il propulsore più adatto per affrontarla.

La COP26 ha ottenuto alcuni buoni risultati ma ha anche perso qualche occasione. L’incapacità di affrontare adeguatamente i danni subiti in conseguenza dei cambiamenti climatici (“Loss and Damage”) e un accordo dell’ultimo minuto che indebolisce gli impegni sul carbone ne hanno minato la fiducia.

Il prossimo anno, Indonesia e Germania dovranno mobilitare trilioni in finanziamenti per il clima per fornire a tutti i paesi le risorse di cui hanno bisogno per affrontare la crisi climatica.

Ecco quattro modi per farlo:

  1.  Sostegno finanziario per le conseguenze dei cambiamenti climatici (“Loss and Damage”). In questo contesto, il punto di partenza è la comprensione di ciò che è realizzabile al di fuori delle COP, ovvero dei processi negoziali delle Nazioni Unite, e come i vertici dei leader mondiali possono colmare le lacune. Inoltre, la Germania dovrebbe utilizzare la sua forza all’interno del G7 per convincere gli Stati Uniti e la Francia, i due paesi più riluttanti a fare progressi significativi sui meccanismi finanziari per il loss and damage.
  2. Costruire su ciò che alla COP ha funzionato meglio. Alla COP abbiamo visto impegni per aiutare il Sudafrica a finanziare la transizione dal carbone; e ora abbiamo bisogno di processi, piani e piattaforme simili a questa. Abbiamo visto il Presidente Mario Draghi chiedere alle Banche di sviluppo multilaterali, ovvero banche non commerciali istituite per sostenere lo sviluppo, di rafforzare il loro ruolo nella mobilitazione dei trilioni necessarie alle esigenze del clima. Il Premier delle Barbados Mia Mottley ha esposto una visione su come utilizzare i Diritti speciali di prelievo (DSP) per aiutare i paesi a finanziare la transizione. I leader dovrebbero accettare di rendere queste riserve disponibili a tutti i paesi, non solo a quelli inclusi nei programmi del Fondo monetario internazionale (FMI), per riflettere il fatto che l’impatto del cambiamento climatico è in gran parte fuori dal controllo dei governi. Il FMI dovrebbero inoltre considerare l’emissione di nuovi DSP per affrontare i grandi volumi necessari per la transizione climatica.
  3. Accelerare lo sviluppo di infrastrutture rispettose del clima, in particolare infrastrutture a zero carbonio e resilienti nei paesi emergenti e in via di sviluppo. I leader dovrebbero incanalare i 130 mila miliardi di dollari promessi alla COP26 dal settore privato in queste attività. Nel frattempo, l’integrità degli impegni del settore privato deve essere garantita per evitare il greenwashing.
  4. Creare una task force per accelerare il ritmo dell’azione finanziaria. I leader di Germania, Indonesia, Italia e Regno Unito dovranno lavorare insieme per una riforma dell’architettura finanziaria globale, per rendere l’architettura del debito sovrano più equa e funzionale e adattare le valutazioni di sostenibilità del debito riconoscendo la necessità di un’azione per il clima. I paesi dovranno lavorare insieme per allineare gli standard, le politiche, la regolazione e mobilitare i finanziamenti per colmare il divario di 1,5 gradi e rafforzare la resilienza.

Gli sforzi del G20 non si realizzeranno senza il supporto economico e l’influenza del G7. Le più grandi economie del mondo sono centrali per la finanza pubblica, insieme ai maggiori azionisti delle Banche di sviluppo. I paesi più potenti dovranno costruire un meccanismo aperto in grado di mobilitare tutte le risorse necessarie invece di costruire “club climatici” esclusivi e che proteggono solo i loro interessi.

I recenti eventi in Germania e Indonesia dovrebbero dare ad entrambe le presidenze la motivazione e il coraggio di assicurare dei risultati concreti: quest’estate la Germania ha subito inondazioni catastrofiche che il cambiamento climatico ha reso fino a nove volte più probabili; in Indonesia, la ricaduta fatale del ciclone Seroja ha rivelato l’enorme vulnerabilità del paese alle catastrofi climatiche.

Se, tra un anno, la COP27 sarà un successo non sarà solo per quello che accadrà in Egitto. Come per il 2021 a guida italiana, sarà anche il frutto dell’impegno e all’accordo dei leader del G7 e del G20 su una nuova “visione per i trilioni” necessaria per le esigenze finanziarie e climatiche di lungo termine. Solo passi avanti come questi ci avvicineranno ad un mondo più sicuro e mostreranno che i maggiori responsabili della crisi climatica stanno finalmente lavorando insieme e con determinatezza per questo.

 

Foto di Singkham da Pexels

L’articolo è stato pubblicato originariamente su Climate Home News.

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